Economia irlandese

Quella irlandese è stata una delle economie più rampanti agli inizi degli anni 2000. Poi una crisi pesante e il default. Ora ci sono alcuni segni di ripresa che, seppure senza suscitare eccessivi ottimismi, indicano buone prospettive

L'economia irlandese stata, fino a non moltissimi anni fa, quasi un modello. L'incredibile sviluppo a cui era andato incontro il paese era valso all'Isola di Smeraldo il soprannome di "tigre celtica". Poi anni bui, di crisi davvero profondissima. Ora, sebbene non si possa certo dire che i tempi difficili siano passati, vi sono alcuni indici di che segnalano un qualche miglioramento.
Uno dei provvedimenti presi dal governo per cercare di invertire la rotta è stato ( e continua ad essere) quello di puntare sull'economia verde. Con questo termine si intende, spesso, tutto e niente ma per l'Irlanda ha significato tassare i così detti combustibili fossili e, contemporaneamente, puntare sulle energie pulite.

È stata la prestigiosa testata Economist a parlare per prima di questa "nuova" ondata irlandese, basata proprio sul risparmio in termini di energia e di tasse sui terribili combustibili fossili: più inquini più paghi, questa la semplice filosofia. Questa azione ha avuto come conseguenza un aumento nei prezzi di petrolio e cherosene. Gli irlandesi si sono così trovati a dover scegliere se continuare a spendere per inquinare o se cercare di convertirsi ad un modo di agire più green, appunto. Niente di nuovo forse ma, quella che è stata chiamata "carbon tax" ha consentito al governo ( e alle casse) di raccogliere 400 milioni di euro solo nel 2012. Quindi, entrate da una parte ma anche investimenti in energie pulite: investimenti che fanno girare l'economia.

Per il 2013 alcuni dei provvedimenti attuati per cercare di dare un impulso all'economia irlandese sono i classici aumenti di alcune tasse e contemporanei tagli alla spesa. provvedimenti che, certo, non possono non scontentare qualcuno. Però l'avere puntato sulle economie verdi è qualcosa su cui il governo irlandese vuole insistere.

In ogni caso l'economia irlandese è in recupero, anche grazie al fatto di non aver accettato in toto quelle politiche restrittive adottate dall'Europa. Ma vediamo alcuni altri provvedimenti presi che, a quanto pare, hanno avuto effetti positivi. Uno di quesi provvedimenti è stato nazionalizzare le banche con un piano di salvataggio di circa 85 miliardi di euro che non ha mancato di suscitare polemiche. resta il fatto che era l'unica cosa possibile in quel momento per cercare di sanare una situazione causata, in primis, proprio dalle banche. D'accordo o no che si sia, questo provvedimento ha fatto sì che le banche, una volta ricapitalizzate abbiano ricominciato a fare a una cosa fondamentale: concedere crediti.

Un'altra azione che si è rivelata vincente per l'economia irlandese è stato difendere e mantenere la così detta "corporate tax": si tratta di quel regime fiscale (osteggiato dall'Europa) in base al quale le imprese straniere sono invogliate a investire in Irlanda pagando un'aliquota di solo il 12,5%. E, ovviamente, molti sono i grandi gruppi che hanno deciso di investire in Irlanda con importanti ricadute occupazionali. Un altro dato positivo per l'economia irlandese è quello legato al così detto surplus: l'Irlanda è stata, nel 2011, al terzo posto per questo fattore, facendo registrare un saldo positivo di oltre 3 miliardi.

Questo non significa certo che l'economia irlandese abbia risolto tutti i suoi problemi. Continuano a restare alcuni grossi punti critici come un altissimo (troppo alto) rapporto tra deficit/Pil. Ma è indubbio che il paese si sia dimostrato piuttosto reattivo rispetto ad alcune imposizioni dell'Europa. E, nonostante indubbie difficoltà, il Pil irlandese nel 2012 è comunque cresciuto dello 0,8%.

Alcuni dei settori che stanno facendo migliorare la situazione economica irlandese ci sono i comparti della distribuzione, quello della logistica, ma soprattutto il settore IT e delle comunicazioni. Resta comunque il problema della disoccupazione; che l'Irlanda dovrà affrontare incentivando sempre più le azioni di rilancio e contemporaneamente allentando l'austerity.



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